‘To be continue’: eravamo rimasti qui.
A proposito di proverbi e di metafore sulla pesca c’è un pensiero di cui mi vorrei liberare oggi. Sono stata al cinema a vedere “La ragazza nella nebbia”, esordio di Donato Carrisi (che sarebbe anche lo scrittore del romanzo), ma non entro nel merito del film (per me dal finale deludente in quanto studiato a tavolino e quindi non ipotizzabile tra le variabili della follia umana). Quello che voglio segnalare adesso è che sempre sui pesci si va a finire. Anche lì! Ebbene, chi lo ha visto lo sa, Jean Reno, il malefico psichiatra Flores, ha una fissa per la trota arcobaleno. Ne colleziona a decine, pescate, imbalsamate, poi attaccate su dei quadri o utilizzate come fermacarte. Quel tipo di trota, originaria dell’America del nord, viene allevata in Trentino, dove il film è ambientato. Non sto nemmeno a dire che dietro a questa fissazione si sprecano metafore sul male, sulla vita, sulle pulsioni più brutali: trote che si tramutano in sirene dai capelli rossi e dal volto lentigginoso. E pensare che a me la trota piace al forno il venerdì, salmonata e possibilmente ricoperta da granella di mandorle. Tant’è.
Ma tornando ai nostri proverbi mi erano rimasti ‘in canna’, i seguenti:
Invano si pesca se l’amo non ha l’esca, messaggio chiarissimo direi, sarebbe come mandare Gianfra a pescare senza colazione!
Vai al mare se ben vuoi pescare, che è il mio preferito, perché al mare mentre Gianfra e Ighli pescano – nell’eventualità – potrei prendere il sole, nuotare e, all’ora giusta, bermi anche uno spritz!
Eppoi chiudo con un bel Non bisogna pescare tutte le secchie che cascano. E se qualcuno questo me lo spiega mi fa anche un favore!
Bona amici!