Un calciatore e un uomo che per me rappresenta la radio. Un incontro. L’empatia. Un’amicizia. La voglia di stare bene a fare qualcosa di bello. La voglia di condividere con gli altri. Ecco gli ingredienti di Buonapesca. Li ho trovati da subito irresistibili, anche se non so pescare. Osservare Ighli e Gianfranco con la canna in mano sulla riva di un fiume, magari sotto un ombrello mentre piove, e vederli ridere eccitati davanti a un pesce gigante, è stato come infilare un dito nella panna, o come prendere la ricorsa e tuffarsi a bomba, o lanciarsi su un tappeto elastico. Una grande gioia con cose semplici.
Cari nuovi amici, sono Cristina come vi ha già raccontato Gianfranco con parole fin troppo generose. Ma io amo la generosità e quindi accetto di buon grado tutte le cose belle che vengono dette, o fatte, e con altrettanta generosità dico ‘grazie’ a Gianfranco per vedermi così!.
Questi due tipi ‘da fiume’ mi hanno fatto ricredere. Su cosa? Su un pregiudizio sbagliato che si era sedimentato nella mia testa. Avevo sempre pensato che i pescatori fossero noiosi. Lì, zitti a fissare l’acqua in totale solitudine. Mi sbagliavo alla grande. Ed è bello sbagliare, è come alzare l’asticella per porre fine a un limite che ci condizionava e ricominciare da lì.
C’è poi qualcosa di familiare nelle loro facce e nel loro modo di fare. Non so se è perché a vederli insieme mi ricordano più Stanlio e Ollio, o Franco e Ciccio, o se il loro modo di becchettarsi è più simile a quello di Terence Hill e Bud Spencer. Sicuramente insieme hanno quel sapore già sentito che viene dal passato (e non parlo dei fagioli all’uccelletto). Diciamo che Ighli e Gianfranco stanno alla pesca come Terence e Bud stavano al western. Del resto se cinema, televisione e musica hanno avuto grandi accoppiate, quando si parla di pesca c’è un solo ‘duo’: il bello e il brutto della pesca (Gianfranco non ti arrabbiare!).